Èiniziato ieri, mercoledì 6 luglio, il campionato europeo di calcio femminile e oggi vi riproponiamo un estratto del Capitolo Mia cugina è forte, mettiamola in mezzo!Tratto daVittorie imperfette di Federico Vergarie dedicato alla capitana della Roma e terzina della nazionale Elisa Bartoli.

«Ho ritrovato recentemente una mia foto di quando ero piccola, avrò avuto quattro anni e avevo un pallone da calcio in mano. Ma a quattro anni che potevo capire? Niente… eppure stavo lì con quella palla in mano che guardavo verso l’obiettivo. Mi viene da ridere se ci ripenso, non ne avevo idea… ma già l’amavo così tanto, quel dannato pallone».

Elisa Bartoli, classe 1991, terzino sinistro della nazionale e capitana della Roma esordisce così quando le chiedo di raccontarmi come è nato tutto. Come ha preso vita quella passione che l’ha portata a lasciare Roma per crescere, maturare, vincere scudetti, entrare nel giro della nazionale e poi tornare a casa per indossare “la maglia” e la fascia da capitana, conquistandosi un posto al mondiale. Anzi, il mondiale. Quello francese, quello che forse ha spostato definitivamente il centro di gravità del calcio femminile, abituato da sempre a restare in equilibrio tra dilettantismo, giudizi superficiali e parecchia ignoranza.


Elisa Bartoli, mi aspetta all’interno del Centro sportivo Giulio Onesti dell’Acqua Acetosa. Quando ci incontriamo lei è già pronta per l’allenamento del pomeriggio. È ottobre inoltrato, ma a Roma fa ancora caldissimo, sta parlando all’ombra di un albero con la sua coach Betty Bavagnoli.

La storia di Elisa è la storia di tante bambine di oggi e di ieri che, indossati gli scarpini e calcato un campo di periferia, passano o sono passate attraverso la fatidica domanda. Come mai? Una richiesta facile, quasi banale. Se non fosse per il fare indagatorio. Come mai, se pronunciato con la giusta cadenza ti entra dentro e ti perquisisce i pensieri, facendoti a volte sembrare in difetto verso chi ti fa la domanda, se non verso il mondo intero. Specialmente se sei una bambina e quella domanda te la fa un adulto: Ah, giochi a calcio? E come mai?

Questa domanda è una vera e propria fase di passaggio per tutte le calciatrici in erba. Spesso a farla sono amici di famiglia o una maestra a scuola. Nessuno di certo si fermerebbe davanti a una bambina che gioca a pallavolo o fa ginnastica artistica chiedendole: ma come mai fai ginnastica artistica?

«C’è stato un momento della mia vita in cui tutti mi davano del maschiaccio: oddio, una femmina che gioca a calcio! Quando sei piccola senti che non ti puoi godere soltanto la felicità di giocare e che invece devi in parte convincere un po’ tutti quelli che ti stanno attorno. Ma alla fine poi quei tutti… non sono nessuno, se quella davvero convinta sei tu. E io ero più che convinta. Amo gli sport di squadra e ho iniziato sin da piccola con il calcio. All’inizio – è vero – un po’ contro tutto e tutti, anche contro il parere di mia mamma… mio padre invece no. Lui era la gioia fatta persona. Certe cose credo che avvengano da sole, forse perché semplicemente devono succedere. Certe scelte te le senti e sono quelle giuste. Io avevo scelto che dovevo giocare a calcio. Punto».

[…]

Elisa gioca con il numero tredici sulle spalle, non un numero qualsiasi. Tredici come l’anno in cui ha vinto il suo primo scudetto con la Torres, ma anche tredici come l’anno della sua prima convocazione nella nazionale maggiore. Tredici come Alessandro Nesta, calciatore che stima e che ammira per la sua eleganza e per le sue scivolate. Sempre impeccabili, puntuali ed efficaci. Elisa si ispira anche a Cafù, per la classe nel dribbling e nel suo saper gestire la palla, un difensore di qualità non il “solito terzino”. Elisa ha un tatuaggio sull’avambraccio sinistro. Ci sono le onde del mare – il mare della Sardegna, specifica – e la scritta Amor che può, anzi deve, essere letta anche al contrario: Roma. La sua città. Il luogo dove è iniziato il suo sogno e da cui è dovuta andare via per continuare ad alimentarlo. Per continuare a crescere come atleta e per far crescere – dall’interno – quel sistema.

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