A come Arrivo: sognato, agognato e certe volte maledetto.

B di Bicicletta e non potrebbe essere diversamente.

C di Cambio. L’amico più fedele nei giorni peggiori.

D come De Zan, la voce, la memoria di chi sapeva tutto e sapeva raccontarlo.

E di Estathé…

F di Festa, come quella che entra nelle case quando passa il Giro, ma anche di Finestre: il colle della leggenda fatto di terra e sassi. E di Fughe e Forature.

G di Giro e Garibaldi, la bibbia di chi il Giro lo corre e di chi lo segue.

H di “Ho freddo”, “Ho fame”, “Ho dolore” e – soprattutto – di “Hai voluto la bici? E adesso pedali”.

I come Italia.

L di in Lungo e in Largo.

M di Maglia – tendenzialmente Rosa – ed emme come Moser Francesco, nato a Palù di Giovo il 19 giugno del 1951.

N di Nera. La maglia più ambita, un tempo, se sapevi che il colore rosa non lo avresti mai potuto indossare.

O come “Ora o mai più” e come “Ora scatto”.

P di Pantani.

Q di “Quanto manca?”. L’arrivo che si avvicina e l’agonia che si accorcia. O il contrario.

R di Rosa. Un colore, una filosofia, un intero mondo.

S come Saronni Giuseppe, nato a Novara il 22 settembre del 1957.

T di Tempo. Fondamentale e maledetto.

U di Ultimo chilometro. Urlato da De Zan più o meno così: «Ullllltimooooo chilometrooooo!».

V come Velocisti.

W come “W il Giro”.

Mentre la X è di raggi X: le clavicole, le braccia, i polsi rotti per le troppe cadute.

Y come il cromosoma che non aveva la mitica Alfonsina Strada, la prima e unica donna a correre un Giro. Con gli uomini.

E poi in fondo, come al termine di una discesa, la Z di Zingari. Nomadi in carovana, una famiglia fatta di personaggi in viaggio per il tempo di un sogno, che di solito dura tre settimane e si chiama Giro.

Giro d’Italia.

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